Enrico Rava tra i bravi ragazzi sceglie i bravissimi. E con un certo "ordine": dopo di lui, Enrico (tromba) con la e, con la effe ecco Fabrizio (mediamente giovane) alla batteria, poi tre giovanissimi con la g: Gianluca al trombone,Giovanni al pianoforte, Gabriele al contrabbasso. Ineccepibile, a conti fatti. Stasera manca l'Ancilotto-chitarrista (che ovviamente si chiama Giacomo!).
I concerti non si raccontano, quelli jazz poi, ma se valgono si ricordano anche i particolari buffi. Così dell'instancabile Fabrizio Sferra ricorderò le spazzole, dolci-precise-poetiche come battiti d'ali; di Gianluca Petrella le luccicanti vibrazioni del trombone negli assoli e nei "duelli" con tromba piccola; di Giovanni Guidi la naturale leggerezza sulla tastiera e il frequente uso della sola destra (ma per allacciarsi la scarpa ad un certo punto gli serviranno tutte e due le mani...); di Gabriele Evangelista i lievi passi di danza col contrabbasso, continuamente sotto carezze e abbracci.
Anche il repertorio non si può raccontare, ma quel passaggio dal sapore felliniano verso metà concerto... che roba! Insomma tutto strepitoso. Meno il coinvolgimento finale (un po' banalotto) del pubblico, su blando ritmo-sudamerica orecchiabile a due accordi:
Sol_____ Fa La Sol_____Fa La Sol_____Fa Re Do_________ Sol__ ecc.
Forse l'avran fatto apposta per rallentare le emozioni, per farci rientrare meno dolorosamente nella mestizia quotidiana... Spegnere bruscamente l'incanto ci avrebbe fatto male, come girare la chiavetta e togliere di colpo corrente al musicalissimo motore raffreddato ad aria del vecchio pulmino Volkswagen...
Ah, non ho detto niente di Rava... Ma Rava è Rava.
Piero Camaioni

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